La bellezza della diversità

28.09.2010, di Claudia Crivelli Barella, psicoterapeuta asp/spv, Consigliera communale per i Verdi a Mendrisio, candidata per il Gran consiglio e il Consiglio di stato ticinesi

Quando penso al concetto “biodiversità”, mi sorgono davanti agli occhi immagini idilliache di montagne incontaminate, di prati con una moltitudine di colori, di vegetali commestibili immersi nel verde e di stagni con mille piccoli mondi vitali costituiti da girini, anatre, piante acquatiche.

Tante immagini che i miei occhi hanno potuto fotografare in anni di escursioni nella natura, e che costituiscono per me un carburante, una risorsa di bellezza e di speranza a cui attingere quando mi trovo in una stanza al chiuso per troppe ore, o in mezzo al traffico di una grande città, oppure quando mi sento scoraggiata, demoralizzata o del tutto persa dentro un grande centro commerciale, un non-luogo ostile alla vita e asfissiante, nel quale tutti si aggirano boccheggianti e sperduti almeno quanto me.

Ho imparato ad apprezzare la vita naturale in molte sue forme, e cerco di fare a meno di tutto quanto la impoverisce. Per dirne una, da anni il mio prato verde attorno a casa è diventato, da insulso tappeto erboso da rivista patinata che era, un vero e proprio, affascinante microcosmo: erbe selvatiche e bellissime, fiori arrivati dal bosco vicino, farfalle e uccelli, insetti e lucertole…posso passare un pomeriggio in pochi metri quadrati sentendomi in una giungla, e bearmi della vita che brulica in ogni stagione (d’estate più fervente, d’inverno più poetica).

Eppure, se penso a cosa significa per me, nel profondo, il termine biodiversità, torno a pensare all’essere umano: nella mia professione, nella mia vita familiare (con un marito e tre figlie ancora bambine), l’essere umano è al centro della mia attenzione. E, se ci pensate, anche nella varia umanità di cui si compone il mondo, i principi della biodiversità sono importanti e utilissimi. In un mondo che tende ad omologare tutti quanti, a non riconoscere le diversità, a standardizzare i comportamenti verso un unico principio riassumibile nel motto “chi non produce guadagno non conta”… vale la pena osservare le persone con l’amorevole cura che mettiamo nel contemplare animali in via d’estinzione o piante rarissime. Anche in ognuno di noi alberga uno spirito vitale, un essere unico e prezioso, diverso da ogni altro eppure, in quanto appartenente al genere umano, simile e riconoscibile. Ogni volta che cerchiamo di ingabbiare le persone come se fossero conserve in vasi di vetro etichettabili con un termine pseudo-scientifico (psicotici, depressi, disoccupati, donne, disabili,…), stiamo agendo in una direzione contraria alla biodiversità. Quando invece sospendiamo i giudizi preconfezionati e ci lasciamo sorprendere dall’unicità che ogni essere umano porta con sé, ci troviamo sulla buona strada per poter gioire delle meraviglie del creato!

Commenti

Non ci sono commenti
vai all'inizio pagina